Tito
Sarrocchi (Siena, 1824 -1900): chi
era costui ?
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Di
umili origini, dovette provvedere al sostentamento dei fratelli dopo la
morte della madre. Fin da piccolo frequentò il laboratorio che
si occupava dei restauri del Duomo di Siena, interessandosi all'arte e
in particolar modo alla scultura.
Si trasferì nel 1841 a Firenze dove seguì i corsi serali
dell'Accademia di Belle Arti con Lorenzo Bartolini e in seguito entrò
nella bottega di Giovanni Dupré, suo concittadino.
Nel 1852 creò la sua prima opera indipendente, La Baccante, e nel
1855 venne scelto per ultimare il monumento a Giuseppe Pianigiani, iniziato
dal Beccheroni.
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| Tornato
a Siena realizzò molte opere: un Michelangelo Buonarroti per Villa
Saracini, Il genio della morte, Le virtù teologali, il Tobia e
La visione di Ezechiele per il cimitero di Siena, il Monumento Civile
ai Caduti in piazza Indipendenza e il monumento a Sallustio Bandini in
piazza Salimbeni.
Tra le sue opere più famose anche alcune riproduzioni di opere
scultoree antiche sottratte all'esposizione agli agenti atmosferici per
preservarle. Si ricordano la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia (1868,
dove creò anche alcune integrazioni), le sculture del Duomo di
Siena e quelle per Santa Maria del Fiore a Firenze. Per questa chiesa
collaborò anche alla realizzazione della nuova facciata, scolpendo
il bassorilievo della Maria in trono con uno scettro di fiori sul frontone
del portale centrale.
Dal
1873 ottenne alcuni importanti riconoscimenti accademici in tutta Italia
e fece parte della Giunta Superiore di Belle Arti presso il Ministero
della Pubblica Istruzione. Nel 1879 creò il Monumento ai caduti
nella guerra di indipendenza, oggi nei giardini del viale Pannilunghi
a San Prospero, Siena.
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Il
"Sarrocchi": una realtà in costante evoluzione
Se volessimo provare a definire l’aspetto che meglio identifica e caratterizza l’ITIS-LST ‘T. Sarrocchi’, nella sua più che centenaria storia, lo potremmo senza ombra di dubbio trovare nella sua capacità di evolversi, di adattarsi alle esigenze della società, del territorio e di coloro, studenti e genitori, che a questa scuola affidano il compito di dare forma e concretezza alle loro aspirazioni e, perché no?, ai loro sogni.
Seguiteci in questo breve viaggio nella nostra storia e capirete perché.
Le
nostre radici.
Il 16 gennaio 1876, il Regio Decreto n. 2935 istituì presso la Camera di Commercio
ed arti di Siena ‘una Scuola agraria e d’arti e mestieri pei giovani che intendono
prepararsi all’esercizio dell’arte muratoria, delle arti fabbrili in legno ed
in metalli e delle arti decorative, o applicarsi alla industria agraria, e per
coloro che già vi sono addetti’. La durata del corso di studi è di tre anni
di cui il primo uguale per tutti; le lezioni si dividono in diurne, per i giovani,
e in serali e domenicali per coloro che già lavorano. Al termine del corso,
gli alunni delle classi diurne che abbiano superato l’esame finale, ricevono
un certificato di idoneità all’esercizio ‘dell’arte e delle industrie’ a cui
si sono preparati.
Il piano di studi prevedeva, oltre alle esercitazioni pratiche, l’insegnamento
di discipline come italiano, aritmetica ed algebra, geometria e trigonometria,
disegno ornato e lineare, topografia, costruzioni, elementi di architettura,
agronomia e computisteria rurale, fisica elementare….
Alle spese di mantenimento concorrono il Monte dei Paschi, la Provincia, il
Comune e la Camera di Commercio; lo stato contribuisce con un sussidio annuo.
A dirigere ed amministrare la scuola è chiamato un Consiglio composto da due
delegati per ciascuno degli Enti che contribuiscono alle spese; il Consiglio
elegge il proprio Presidente.
E’ questo l’antenato dell’odierno ‘Sarrocchi’, in cui, come una sorta di marchio
di fabbrica, già si vede la sua vocazione a coniugare sapere e saper fare, teoria
e pratica.
L’evoluzione.
Passano pochi anni e già si avverte l’esigenza di apportare modifiche e aggiustamenti.
Nel 1880, il Consiglio, seguendo indicazioni del ministero per l’Agricoltura,
Industria e Commercio, divise la scuola in due sezioni distinte, una per l’agraria
e l’altra per le arti e mestieri. Inoltre si prevedeva un corso serale per gli
operai e uno diurno di agraria e domenicale pratico per gli agricoltori.
Il 4 maggio 1882, il R.D. n.763 abolì la sezione agraria e mantenne l’altra
con la denominazione di ‘Scuola serale e domenicale d’Arti e Mestieri’, indirizzata
prevalentemente alla formazione di operai per le industrie del ferro, del legno
e dell’edilizia. Il corso aveva la durata di tre anni e nel piano di studi,
oltre alle discipline di cultura generale, vennero inseriti elementi di chimica,
di tecnologia, di meccanica e nozioni d’economia industriale. Il ciclo si concludeva
con un esame finale e con il rilascio di un attestato con l’indicazione del
punteggio conseguito.
Nel 1883 venne aggiunta un’officina per ‘operai aggiustatori, forgiatori e a
fuoco’; l’anno seguente venne istituito un corso speciale di chimica e, con
il contributo del Monte dei Paschi, fu organizzato un corso speciale per operai
fuochisti e macchinisti. Negli anni successivi venne introdotta una sezione
di meccanica.
Nel 1897 si decise di aprire un corso per elettricisti, prevedendo con largo
anticipo lo sviluppo che questo settore avrebbe avuto nel secolo successivo.
Da queste poche informazioni, possiamo già cominciare a capire il senso dell’affermazione
da cui siamo partiti. In poco più di 20 anni di vita la scuola destinata a diventare
il ‘Sarrocchi’ è cambiata, si è articolata, seguendo lo sviluppo sociale ed
economico della città e della provincia di Siena, rivolgendosi principalmente
ai settori dell’edilizia, della meccanica e della lavorazione del legno.
Nasce
il "Sarrocchi".
L’istituto fu intitolato a Tito Sarrocchi, scultore insigne, che lo diresse
dal 1891 al 1895, il 19 marzo 1901. I primi anni del secolo videro l’ipotesi
di una fusione della nostra scuola con l’Istituto delle Belle Arti, per dare
vita all’Istituto Senese Artistico Industriale, ma l’ipotesi, caldeggiata da
più parti, rimase lettera morta.
Ciò nonostante la nostra scuola cresceva: il 24 febbraio 1913 cominciarono a
funzionare le officine per i rami di falegnameria, modellatori, fabbri e meccanici.
Nel giugno dello stesso anno fu avanzata la proposta di istituire un corso per
‘conduttori di automobili’. Furono inoltre introdotti corsi per elettricisti
e conduttori di caldaie a vapore. Nel frattempo venne nuovamente ribadita l’esigenza,
manifestata per la prima volta già nel 1878, di trasformare il Sarrocchi in
Istituto di 2° grado. Ma il fervore delle iniziative e delle proposte subì un
brusco e drammatico arresto, dovuto all’evento che, probabilmente, più di ogni
altro ha segnato la storia del XX secolo: la Prima Guerra Mondiale.
Il
primo dopoguerra.
Gli eventi bellici ebbero inevitabili ripercussioni sulla vita del nostro istituto.
Furono istituiti corsi per tornitori in metallo e, nel 1916, un corso minerario,
per preparare maestranze utili allo sforzo che il paese si accingeva a sostenere.
Si cercò di evitare la requisizione delle officine e dei locali, ma a partire
dal 1917 l’attività didattica si svolse in condizioni di particolare difficoltà.
Il 4 aprile 1918, ai sensi del D.L. n1103, la scuola fu classificata di 1° grado
e assunse il nome di ‘Regia scuola popolare operaia per arti e mestieri ‘Tito
Sarrocchi’.
La rinascita dell’istituto risponde alla stessa esigenza per cui era nato, quella
cioè di formare lavoratori e ‘maestri d’arte’ funzionali alle esigenze dell’industria
locale, in un momento particolarmente difficile per l’economia del nostro paese,
alle prese con i problemi della crisi postbellica.
La ripresa fu tuttavia lenta e difficile. La scuola subì la concorrenza di altre
istituzioni simili; ma, dal 1921, ai corsi di falegnameria ed intaglio, ormai
consolidati, si aggiunsero un corso biennale per montatori elettricisti, uno
per conduttori di caldaie a vapore e un corso di arte muraria per muratori smobilitati.
Il
periodo fra le due guerre.
Il decollo della scuola si ebbe a partire dal 1923. Il ‘Sarrocchi’, diventato
scuola industriale, assunse una fisionomia più vicina alle moderne istituzioni
scolastiche. Fu istituito un corso di studi triennale, con un orario diurno
di otto ore giornaliere, con esercitazioni pratiche ed insegnamenti teorici,
rivolto alla formazione dei giovani, soprattutto per i settori legati alla falegnameria.
Il ciclo terminava con un esame che dava diritto ad un diploma, che consentiva
agli allievi di iscriversi al terzo anno delle scuole industriali di 2° grado
e, attraverso queste, frequentare le scuole di 3° grado e il Politecnico, fino
a conseguire la laurea in Ingegneria industriale.
E’ evidente il salto di qualità; pur non rinnegando la propria vocazione originale,
cioè quella di preparare i propri allievi ad un proficuo ingresso nel mondo
del lavoro, il ‘Sarrocchi’ comincia a misurarsi con un’altra realtà, quella
dell’istruzione superiore e dell’Università.
A corroborare la validità di questa scelta, ci fu il crescente aumento della
popolazione scolastica. Nell’anno scolastico 1923/24, furono ben 324 gli iscritti
alla scuola che, con R.D. n.2304 del 13 novembre 1924, divenne ‘Regia Scuola
di avviamento al lavoro, con annesso Laboratorio-Scuola per falegnami intagliatori
e meccanici elettricisti’.
Negli anni seguenti la scuola continuò a crescere e a diversificare la propria
offerta formativa. Nel 1927 vennero istituiti corsi di arte muraria per costruttori
edili; nel 1929 fu decisa l’apertura di corsi di motoristi e montatori di aeroplani,
di radiotecnici.
Il 28 settembre 1933, la scuola assunse la denominazione di ‘Regia scuola tecnica
industriale, con annessi regia scuola secondaria di avviamento professionale
e corsi per maestranze’. Nel 1935 andò finalmente in porto la fusione con le
ex regie Scuole Leopoldine, professionale femminile, e l’istituto divenne ‘Regia
scuola tecnica industriale, con annessi scuola secondaria di avviamento professionale
maschile e femminile e corsi per maestranze’. Anche se non molto numerose, fecero
quindi il loro primo ingresso nella nostra scuola le ragazze, una presenza che,
sia pure con qualche diffidenza iniziale, sarà destinata a crescere nel numero
e nella qualità.
Le nubi di guerra che si addensavano sull’Europa e sul mondo, in un primo momento,
non ebbero ripercussioni significative sul Sarrocchi. Nell’aprile del 1940,
fu istituito un corso di elettrosaldatura; nell’anno successivo ebbero successo
corsi per elettricisti destinati all’aeronautica. Nello stesso anno, il Ministero
scelse la scuola senese come sede di un esperimento di un nuovo ordinamento
da attuarsi nell’anno scolastico 1941/42; l’ipotesi, già da tempo considerata
ed auspicata, è quella della nascita di un Istituto Tecnico Industriale.
Il
secondo dopoguerra.
I drammatici mesi successivi fecero passare in secondo piano
il progetto, ma già nell’autunno del 1944, l’idea veniva riproposta e si formò
un Comitato per darle forma e per dare inizio all’iter burocratico.
Tanti sforzi sembrarono felicemente concretizzarsi il 15 gennaio 1945, quando
un decreto del Provveditore agli Studi di Siena istituiva, con l’approvazione
del governo militare interalleato, il ‘Regio Istituto Tecnico Industriale per
Meccanici Elettricisti ‘Tito Sarrocchi’, con annessi scuola tecnica industriale
e scuola secondaria di avviamento professionale maschile e femminile e Corsi
per maestranze’. Tuttavia, essendo i locali ‘storici’ di S. Domenico requisiti
dagli alleati, i 78 alunni, suddivisi in quattro classi, dovettero essere ospitati
in aule di fortuna, ai Tufi e in via P.A. Mattioli, mentre i servizi amministrativi
e la direzione furono collocati nelle celle dei frati del Convento di S. Domenico!
In più mancavano luce e telefono.
La situazione sembrò normalizzarsi nel settembre dello stesso anno, quando i
locali furono liberati, ma sugli entusiasmi calò una brusca doccia fredda; dopo
il ritorno della provincia di Siena sotto la giurisdizione del Governo centrale,
il decreto che istituiva il Tecnico Industriale fu dichiarato nullo con foglio
del Ministero della P.I. del 27 luglio, in quanto non teneva conto delle disposizioni
previste dall’art.22 della legge 15 giugno 1931, n.889. Con successiva comunicazione
fu consentita la continuazione dell’anno scolastico 1945/46 e il funzionamento
del corso per Meccanici elettricisti, ma a carattere libero.
Di fatto, nell’estate del 1946, l’Istituto cessava di esistere, anche perché
la crisi economica generale aveva drasticamente ridotto i finanziamenti indispensabili.
Nasce
l’I.T.I.S.
La ‘fine’ del Sarrocchi, però, non lasciò insensibile l’opinione pubblica senese,
a conferma del legame assai solido che lo legava al tessuto sociale della città
e della provincia e del ruolo che la nostra scuola svolgeva. Articoli a sostegno
dell’ipotesi di una riapertura apparvero sulla stampa cittadina ed anche gli
Enti locali e l’Associazione provinciale degli industriali manifestarono interesse,
concedendo i finanziamenti necessari all’istituzione di corsi che, pur svolgendosi
in altre sedi, come l’INAPLI e l’Enal, ed avendo limitato impatto, dimostravano
la necessità di mantenere viva l’istruzione tecnica e professionale.
Già nel 1948, fu avanzata la proposta di creare un Istituto Tecnico Industriale
per Edili e furono reperiti i fondi per migliorare le dotazioni del plesso di
S. Domenico. Da qui in poi le cose ripresero ad andare nella giusta direzione.
Nel maggio del 1950 fu proposta l’istituzione di un Istituto Professionale Statale
per edili, meccanici, elettricisti, radiotecnici, ebanisti e intagliatori. Nell’anno
scolastico 1950/51, l’Istituto Tecnico per edili divenne statale. Nell’anno
scolastico 1953/54 iniziò a funzionare una sezione Chimici industriali legalmente
riconosciuta. E, finalmente, nell’anno scolastico 1958/59 il ‘Sarrocchi’ diventò
statale. A causa del crescente afflusso di studenti si cominciò a parlare di
una nuova sede, ma il progetto fu momentaneamente accantonato.
Nell’anno scolastico 1959/60, il ‘Sarrocchi’ prese la fisionomia che manterrà
per oltre 20 anni; furono infatti istituiti 5 corsi quinquennali, per i seguenti
indirizzi:
- Costruttori edili.
- Chimici industriali.
- Radiotecnici
- Meccanici
- Elettrotecnici
Al termine degli studi si conseguiva il titolo di Perito industriale, che dava la possibilità di un ingresso nel mondo del lavoro con mansioni direttive e di accedere ad alcune facoltà universitarie, fa cui Ingegneria, Matematica, Fisica, Lingue orientali e moderne, Scienze.
Nell’anno scolastico 1961/62 gli iscritti erano 581, più 250 nella sede staccata
di Pistoia.
La
"rivoluzione" degli anni ’80.
Ognuno di noi nella vita quotidiana, nel lavoro e nel tempo libero ha spesso
la percezione di come la tecnologia si evolva rapidamente. Oggetti, strumenti
e procedure che oggi sembrano insostituibili, domani sono già sorpassate e dopodomani
archeologia industriale. Tutto il mondo della tecnologia si muove all’insegna
del più piccolo, del più veloce, del più flessibile nell’uso.
Una scuola come la nostra non poteva non raccogliere questa sfida; il rischio
che i profili in uscita non fossero più adeguati alle esigenze del mondo produttivo
era reale. Era quindi necessario abbandonare un assetto faticosamente raggiunto,
di porsi l’obiettivo di rivoluzionare totalmente programmi, metodologie e impostazioni
didattiche, in una parola sperimentare.
Un’operazione di questo genere richiedeva uno sforzo su due piani, distinti
ma indissolubilmente legati: quello didattico e quello delle strutture.
L’Istituto aderì ad un progetto ministeriale di sperimentazione assistita. Si
cominciò, alla fine degli anni ’70, a rivedere i programmi del Biennio propedeutico,
ma la vera rivoluzione si verificò quando, accanto alle specializzazioni tradizionali,
a cui nel frattempo si era aggiunta Telecomunicazioni, a partire dall’anno scolastico
1984/85, gli alunni che passavano al Triennio ebbero la possibilità di scegliere
corsi dai nomi singolari: AMBRA, ERGON e, l’anno successivo, DEUTERIO. Cosa
era successo? La risposta è semplice: sui tradizionali corsi si era abbattuto
il ciclone dell’informatica, che aveva letteralmente cambiato volto all’istruzione
tecnica. Quella legata all’informatica costituì una vera e propria rivoluzione
culturale: molti docenti delle discipline professionali si resero conto che
argomenti che per anni avevano costituito i fondamenti del loro insegnamento
erano diventati marginali, se non addirittura inutili. Furono aggiunte nuove
discipline, furono cambiate le classi di concorso, ma, più di ogni altra cosa,
cambiò il punto di vista da cui guardare le discipline tecniche, perché l’uso
del computer ne aveva di fatto cambiato la struttura. Ovviamente, fu aggiunta,
già a partire dal 1984/85, una sesta specializzazione, quella dell’Informatica
che, nel 1992/93 è divenuta sperimentazione ‘Abacus’.
Negli anni successivi, attraverso continui adeguamenti, frutto dell’esperienza
maturata sul campo, i corsi sperimentali soppiantarono quelli tradizionali,
fino a diventare curriculari, ed anche l’Edilizia, a partire dall’anno scolastico
1993/94, attuò una propria sperimentazione, voluta, progettata e realizzata
dai docenti dell’Istituto.
Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se la nostra scuola non avesse avuto la possibilità di dotarsi di laboratori e strutture didattiche adeguate. Tornò, dunque, d’attualità il problema della scuola nuova. Un progetto didattico così ambizioso e innovativo non avrebbe potuto realizzarsi nelle sedi storiche di S. Domenico e della Fortezza, suggestive e ricche di storia, ma assolutamente inadatte alle esigenze del nuovo ‘Sarrocchi’.
Naturalmente un progetto del genere doveva coinvolgere le istituzioni e gli enti locali; cominciò a prendere forma l’idea di costruire una nuova scuola in via Pisacane, accanto a plessi scolastici già esistenti, come quelli della Scuola Media ‘Cecco Angiolieri’ e dell’Istituto professionale ‘Marconi’. Grazie all’impegno dell’Amministrazione provinciale, il nuovo ‘Sarrocchi’ nacque in tempi relativamente brevi e, nel 1993, con il trasferimento dell’Amministrazione e di Chimica ed Edilizia, la nuova scuola cominciò a funzionare a pieno regime.
Una
nuova sfida: il Liceo Scientifico Tecnologico.
Alla metà degli anni ’90 la situazione si era assestata: le sperimentazioni
erano passate in ordinamento, la ‘perdita’ della sezione staccata di Poggibonsi,
aperta nel 1969, era stata compensata da un continuo aumento di iscritti che
avevano portato l’Istituto oltre le cinquanta classi. Ma la voglia di offrire
qualcosa di nuovo alle scelte delle famiglie e degli studenti non si era placata.
Prese infatti corpo l’idea di aprire una sezione di Liceo scientifico tecnologico.
All’origine di questa decisione c’era la scommessa di utilizzare le strutture,
i laboratori, le competenze acquisite, per cercare di dare vita ad un progetto
rivolto, in primo luogo, a quella parte dell’utenza che, pur ponendosi come
obiettivo il proseguimento degli studi nell’Università e il conseguimento della
Laurea, non trovava risposta nell’offerta scolastica tradizionale.
Molti dei nostri diplomati, infatti, proseguivano con successo gli studi, a
dimostrazione del fatto che dalla nostra scuola non uscivano solo tecnici preparati,
ma alunni con una preparazione che li metteva nelle condizioni di aspirare ad
inserirsi nel mondo accademico.
Ed allora nacque la prospettiva di istituire un corso di studi che non fosse
solo nuovo, ma anche diverso, perché offriva agli alunni la possibilità di verificare
nel quotidiano lavoro scolastico l’inscindibile nesso fra teoria e pratica,
che unisse cioè scienza e tecnologia, dando concretezza e significato a ciò
che si andava apprendendo sui libri.
Un progetto rivolto soprattutto verso le Facoltà scientifiche, ma che non rinuncia
ad una formazione complessiva di cui le discipline umanistiche costituiscono
un asse portante essenziale.
La prova del fatto che di una scuola come questa c’era effettivo bisogno sta
nel favore che la nostra proposta ha incontrato presso gli studenti e le famiglie
di Siena e della Provincia. Dall’unica sezione prevista all’inizio, a partire
dall’anno scolastico 1996/97, siamo passati a tre corsi completi, senza che
gli iscritti dell’Istituto diminuissero, a dimostrazione del fatto che quello
che abbiamo raggiunto è un segmento diverso rispetto alla nostra tradizionale
utenza. Inoltre, la disinvoltura con cui i nostri primi diplomati stanno affrontando
l’università, a cominciare dal superamento dei test d’ammissione, ci conforta
sulla qualità del nostro lavoro.
Ma
ciò non ci soddisfa né ci appaga. State sicuri che il ‘Sarrocchi’ continuerà
a cogliere ogni occasione per ampliare la propria offerta formativa, per essere,
come sempre, capace di rinnovarsi e di rispondere alle esigenze degli studenti
e delle famiglie.
Il 'Sarrocchi' dopo la riforma.
A
partire dall'anno scolastico 2009\10, la legge di riforma dell'istruzione
secondaria superiore ha apportato alcune novità alla struttura dell'offerta
formativa della nostra scuola, senza, come vedremo nel dettaglio più
avanti, modificarne l'efficacia complessiva.
Le nuove
denominazioni.
In primo luogo, il 'Sarrocchi' è diventato un Istituto di Istruzione
superiore, al cui interno coesistono due percorsi formativi diversi: l'Istituto
tecnico ad indirizzo tecnologico e il Liceo scientifico delle Scienze applicate.
Dall'Istituto
tecnico industriale all'Istituto tecnico ad indirizzo tecnologico.
Gli Studenti che si iscrivono all'Istituto tecnico ad indirizzo tecnologico
possono scegliere fra diversi indirizzi e articolazioni:
- Chimica, materiale e biotecnologie, articolazione 'Chimica e materiali';
- Informatica e Telecomunicazioni, articolazione 'Informatica';
- Elettronica e Elettrotecnica, articolazioni 'Elettronica ' e 'Elettrotecnica';
- Costruzioni, ambiente e territorio;
- Meccanica, meccatronica ed energia, articolazioni 'Meccanica e meccatronica'
e "Energia".
I nuovi indirizzi,
in realtà, assorbono totalmente le precedente struttura, per cui gli
Studenti continueranno a trovare nella nostra scuola le stesse opportunità
di formazione e di studio che ci hanno sempre caratterizzato, con quell'attenzione
particolare all'evoluzione della tecnologia e delle richieste del mercato
del lavoro che ci ha sempre contraddistinto.
E' per noi,
inoltre, motivo di ulteriore soddisfazione constatare che la riforma prevede,
soprattutto nel quinto anno, un rapporto più stretto con il mondo delle
imprese e dell'Università, attività che costituisce da sempre
un aspetto fondamentale della nostra offerta formativa.
Da anni, infatti,
i nostri Studenti di Quarta e Quinta, effettuano stage presso aziende ed Enti
della città e della Provincia, in un continuo e proficuo rapporto fra
Scuola e mondo del lavoro.
Dal Liceo
scientifico tecnologico al Liceo scientifico delle scienze applicate.
La
positiva esperienza del Liceo scientifico tecnologico trova la sua continuazione
nel Liceo scientifico delle Scienze applicate.
Anche se il nuovo piano di studi non prevede, almeno nel percorso base, la
copresenza nei laboratori, lo Studente che sceglie questo indirizzo avrà
ugualmente la possibilità di usufruire delle strutture di cui la nostra
scuola è fornita, perché siamo convinti che la didattica laboratoriale
sia uno degli elementi costitutivi per la formazione di quella mentalità
scientifica che resta uno degli obiettivi fondamentali di questo corso di
studi.